Puoi darmi una mano per
capire la mia vocazione?
Spero
tu abbia già incontrato persone che ti hanno detto di non possedere
soluzioni facili per la tua domanda, ma
ti abbiano
offerto la loro presenza per aiutarti a capire. Da parte mia, attraverso lo
spazio breve di questa risposta, desidero fare un tratto di strada con te.
Per questo ti propongo di percorrere insieme alcuni “passi di
discernimento”.
La vita è bene ricevuto che tende a divenire
bene donato (NVNE
36b)
Queste parole sono forti, centrali. Probabilmente, quando in vari modi ti
vengono ripetute, le senti un po’ enigmatiche e ti mettono dentro una certa
inquietudine. Eppure, per capire che cosa devi fare, è necessario partire da
ciò che già possiedi. Non c’è dono più grande nelle tue mani della tua vita!
Un bene ricevuto all’insegna della totale gratuità. Quando si parla di
vocazione è come respirare a pieni polmoni la “gratuità originaria”, da cui
vieni e a cui sei chiamato ad andare. Solo da lì puoi incamminarti per
quella impegnativa e gioiosa fatica del comprendere come puoi diventare tu
stesso dono.
Scopri la tua vita come storia personale di
salvezza
Per conoscere qual è la volontà di Dio su di te è importante saper tenere
unite e far camminare all’unisono la tua esperienza umana e
spirituale. Ogni
volta che le separi, ti allontani da quella stessa via dell’incarnazione
scelta da Gesù per assumere fino in fondo la
condizione umana. Se vuoi
capirci qualcosa di più di quanto il Signore ti chiede, è necessario entrare
in una relazione personale con lui, lasciando che Gesù ti faccia conoscere
l’amore fedele con il quale il Padre ti ama.
Non è sufficiente che i dati della fede raggiungano la tua testa, ma è
necessario che plasmino il tuo cuore e muovano il tuo agire. Solo così i
valori del Vangelo diventano in te orientamento di vita, e inizio del
cammino capace di portarti a vivere gli stessi sentimenti di amore e
donazione vissuti da Cristo.
Per far questo ci vuole tempo e una continua lettura di quanto hai vissuto.
In questo modo puoi riconoscere i segni della sua chiamata e riscrivere la
tua personale storia di salvezza.
Fare la gioiosa, e a volte dolorosa, fatica di rileggere la vita come
personale storia di salvezza ti porta piano piano ad accogliere in senso
globale ciò che sei. Così impari ad apprezzare il bene presente in te, a
godere di ciò che sei e di ciò che hai ricevuto come capacità, doni,
abilità, attitudini; impari a ringraziare per quanto hai ricevuto nelle tue
relazioni familiari, amicizie, persone significative, e ad accogliere quanto
non hai ricevuto. Lì ritrovi i segni della fedeltà di Dio.
Nella ricerca devi esserci tutto! È solo nell’esperienza del mettere a
disposizione tutto ciò che sei per compiere quanto il Signore ti chiede, che
la tua risposta diventa autentica.
Mi pare di sentire l’intonazione della tua voce mentre sottolinei quanto non
hai ricevuto o non hai di doni e possibilità! All’inizio di un cammino di
ricerca si è quasi sempre convinti che è troppo poco quello che si ha a
disposizione… Cerca di tener presente però che su ciò che non hai, o pensi
di non avere, è improbabile riuscire a costruire. Perciò, riconoscere,
accettare, ringraziare è una via per capire.
Questa è anche la strada per saper godere del bene presente negli altri, e
per servirli con la stessa amabilità con cui desideri essere amato tu.
La tua ferita, feritoia dell’amore
In questo riconoscimento di te, incontri anche i tuoi limiti, debolezze,
ferite… probabilmente non avresti immaginato ci fossero e tanto meno le
vorresti avere!
Ogni nostra ferita ci ricorda innanzitutto il nostro essere creature e
quindi fragili; ci ricorda anche la nostra realtà di peccato e il bisogno di
essere perdonati.
È in questa fragilità che puoi fare esperienza dell’amore di Colui che ti
chiama.
In ogni persona c’è una ferita centrale che ricorda il bisogno fondamentale
per ognuno di essere amato e di riconoscersi amabile. Perché ci sia
discernimento della volontà di Dio, ciò che conta non è fare come se questa
ferita non ci fosse, ma farla diventare il luogo dell’incontro con il suo
amore, il luogo dove la tua debolezza diventa la sua forza. Credo che anche
in te abiti la paura di non contare niente agli occhi degli altri, la paura
di non essere accettato, o di credere che non valga la pena amare perché c’è
sempre qualche probabilità di rimanerne schiacciati. Probabilmente anche tu
temi di scegliere perché pensi che questo significhi restare solo e
intraprendere una via senza ritorno…
Ma forse Gesù ti ha fatto vedere una strada alternativa a quella dell’amare
fino a dare la vita?! Solo così tu impari a trasformare la tua ferita in
feritoia, da cui poter guardare oltre, fino ad arrivare a riconoscere e ad
amare le ferite di chi incontri. In fondo, ogni feritoia permette alla luce
di passare tanto quanto basta per rischiarare anche il luogo più oscuro!
Ogni vocazione, in fondo, non è un chiuso ripiegamento su di sé, ma una
continua uscita da sé per trovare il modo personale di amare. Per questo,
puoi trasformare la tua vulnerabilità in possibilità d’incontro,
accoglienza, comprensione dell’altro. La tua ferita è il luogo in cui Dio ti
visita con la sua grazia, e vuole che tu visiti con la grazia che a tua
volta hai ricevuto. In questo modo il tuo punto fragile può realmente
diventare il tuo punto forza per orientare la vita.
La via dell’interiorità
C’è un punto chiave che può disporti a vivere il discernimento vocazionale,
e mi piace chiamarlo la via dell’interiorità. Solo se sei disposto a
percorrere questa via della discesa in te puoi riconoscere la varietà e
ricchezza del tuo mondo emotivo, riconoscere i tuoi desideri più veri,
cercare le motivazioni profonde di ciò che fai, il perché delle tue scelte e
confrontare i tuoi valori di riferimento con quelli del Vangelo.
Per capire cosa Dio vuole da te, bisogna sempre fare un’operazione di scavo.
Quanto Egli ti vuole dire non è mai apparentemente evidente.
Nella preghiera, per esempio, luogo privilegiato per comprendere la volontà
di Dio, tu puoi dare un nome a quanto desideri. È da ciò da cui sei
attratto, ti piace, suscita in te interesse… che trovi la spinta per la
ricerca. Ed è anche in ciò che ti attrae, provoca, suscita il tuo interesse
che Dio ti chiama. Se non ti accontenti di fermarti al primo desiderio che
riconosci in te, e che forse parla solo della tua realizzazione personale,
puoi incontrare quel desiderio che ti spinge a canalizzare tutte le tue
facoltà di mente, volontà, cuore verso ciò che capisci essere bene per te.
Questo desiderio ti apre la porta dell’essere dono. Nella verità di quanto
desideri, nell’orizzonte di ciò che sei ma anche nello spazio dei tuoi
ideali, stai risalendo fino a comprendere che cosa desidera Dio in te.
La proposta evangelica è proprio quella “buona notizia” che incontrando i
tuoi desideri li trasforma e ti annuncia il dono vocazionale che Dio ti
affida. Lasciare che la proposta di Cristo ti plasmi al punto di far tue le
sue scelte, significa che la via del “perdersi per ritrovarsi” (Mc 8,35) è
la sola che esprime al meglio ciò che sei e ti realizza come persona. Ed è a
questo punto che l’arte del discernimento, sperimentata e vissuta con fatica
ma anche con gioia, può aiutarti a leggere i segni che distinguono l’una
dall’altra vocazione e a farne oggetto di ulteriore discernimento per capire
ciò che il Signore ti chiede.
Tu non sei un vuoto da riempire ma sei “una conca d’acqua che trabocca per
troppo pieno” (beato G. Alberione). Lo spazio della gratitudine apre alla
gratuità e il rispondere all’amore diventa donazione in quella via che più
di ogni altra ti fa essere segno dell’amore che il Signore vuole continuare
a riversare sulle tante povertà di oggi. Sarà questo che ti porterà a fare
scelte più conformi alle scelte di Cristo.
Capire meglio la propria vocazione significa vivere, giorno dopo giorno,
nell’arte del discernimento ogni tua scelta di vita. Non è semplice, ma è
interessante comprendere i motivi di quanto fai. Nelle piccole o grandi
situazioni che ti interpellano, nelle scelte che hai incominciato a fare per
dare gusto alla tua vita… certamente sei motivato da tanti perché. Presta
attenzione se riconosci anche un per chi lo fai… Se comprendi che la
persona di Gesù c’entra qualcosa con le tue scelte… apriti alla fiducia, e
nel tuo “eccomi” ascolta la sua parola di conferma, quella che t’invita a
non temere: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate
fede anche in me… Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,1.6).