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Data ultimo aggiornamento 10 febbraio 2012 18.24
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La preghiera è il cuore della vita della Comunità ed è la sua prima opera. La comunità più volte al giorno si raccoglie attorno al Signore per ascoltare la sua Parola e parlare con Lui. I discepoli non possono fare a meno di stare ai piedi del Maestro, ascoltarlo amarlo e sentirsi amati da Lui. Rivolti al Padre come Cristo, si fanno in Cristo, con la voce dello Spirito, intercessione e lode. Vivono con consapevolezza la dimensione sacramentale e specialmente eucaristica. Nutrono una filiale devozione a Maria. Nella preghiera comune appare con chiarezza oltre al mistero della figliolanza anche quello della fraternità. Scrivono gli antichi Padri: "Non si può avere Dio per Padre se non si ha la Chiesa per madre". (Quanto segue è tratto dallo Statuto della Fraternità approvato dal Rev.mo Padre Generale dei Padri Vocazionisti Padre Ludovico M. Caputo il 17 aprile 2006) La preghiera è il ponte che unisce il temporale all’eterno, la terra al cielo, l’uomo a Dio e per questo la vita di ogni membro della comunità deve essere vita di preghiera. Senza preghiera non c’è vita per Dio e non c’è servizio né a Dio né agli uomini! Ogni membro, cosciente di questo, cerca la continua unione con Dio per mezzo della retta intenzione rinnovata spesso, dirigendo il proprio pensiero, anche durante il lavoro, a Dio, al suo Gesù, come il fiore si volge verso il sole. La felicità di un’anima consiste nell’essere in Dio e con Dio. Ogni membro si impegna a sforzarsi con diligenza, malgrado la pigrizia della natura, di approfittare anche dei momenti cosiddetti perduti: mentre aspetta, cammina per le strade, fa un lavoro manuale, volge il cuore al Signore e, se possibile, lo sguardo al tabernacolo più vicino. Nella preghiera troverà Colui che ama e la forza necessaria per continuare a vincere le tentazioni e le lotte quotidiane. E’ la preghiera che ci dà e ci muove i polmoni e le arterie per le funzioni interne della vita, è la preghiera quella che ci dà e ci muove le gambe e i piedi per camminare sulle vie di questa vita, è la preghiera che ci dà e ci muove le braccia e le mani per compiere il lavoro della vita, è la preghiera che ci dà e ci fa usare le mani e le armi per combattere le battaglie della vita, è la preghiera che ci dà e ci mette in moto le ali per sollevarci al cielo e leve per sollevarvi il mondo[1]. S. Teresa D’Avila definisce la preghiera come il luogo di incontro dell’amante con l’Amato, per cui, ciascuno di noi, in qualità di amante, si sforza di vivere costantemente all’interno di questo luogo dove poter godere delle carezze e dei baci del proprio Amato. Salvo imprevisti eccezionali, nessun membro lascia di nutrirsi di Lui quotidianamente certi che il riceverlo sacramentalmente ci aiuta ad essere forti e vigilanti impedendo al nemico di avvicinarsi alla nostra anima: “Pregate per non cadere in tentazione”[2]. Stimolata dalla testimonianza della Chiesa primitiva: erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere[3], la Fraternità da un’importanza particolare alla liturgia culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutto il suo vigore… Dalla liturgia, dunque, particolarmente dall’Eucaristia, deriva in noi, come da sorgente, la grazia, e si ottiene con la massima efficacia, quella santificazione degli uomini e quella glorificazione di Dio in Cristo, verso la quale convergono, come a loro fine, tutte le altre attività della Chiesa[4]. In tal modo vengono santificati i ritmi del tempo con il primato della preghiera, si prega per la Chiesa e si anticipa e ci si unisce alla lode che sempre gli angeli e i santi innalzano in Cielo alla Trinità Santissima. La Fraternità desidera vivere intensamente la dimensione mariana dell’unica spiritualità cristiana, con un particolare riferimento alla Vergine Maria venerata sotto il titolo di «Nostra Signora delle Divine Vocazioni», associandole S. Giuseppe nel culto privato[5] traendo ispirazione soprattutto dalla spiritualità del Venerabile Don Giustino Maria Russolillo. Inoltre, riconoscendo il Santo Rosario come l’arma della vittoria di Maria sugli attacchi del drago[6], ogni giorno sia fedele a recitarlo, preferibilmente in forma comunitaria.
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